4C Lsu as 2017 2018 pedagogia
Libro in adozione: Mariangela Giusti, PEDAGOGIA, Ed. Deascuola
Gennaio 2018 UNITA' 8
Educazione, pedagogia e scuola nel primo Ottocento
UNITA' 8
Froebel, Pestalozzi, Aporti
Da pag. 188 a pag. 209
Una finestra sull'arte ...

Konrad Grob, 1879, "Henrich Pestalozzi" circondato dai suoi allievi nella scuola in Svizzera
8.1 Educazione e scuola in Francia e Italia tra Settecento e Ottocento
Da pag. 188 a pag. 190
In Francia
Con la rivoluzione francese l'ordinamento scolastico dell'antico regime, basato su un'educazione di stampo religioso, e monopolizzato dalla Chiesa, era stato abolito.
Nel 1789 l'Assemblea Nazionale aveva deciso che l'istruzione passasse sotto il controllo pubblico, e nel 1791 i preti erano stati definitivamente esclusi dall'insegnamento pubblico.
Tuttavia, subito dopo, con le riforme napoleoniche l'insegnamento torna a essere di tipo militaresco, improntato su un'educazione molto rigida, che mira a formare non uomini liberi ma sudditi devoti.
Nel 1801 Napoleone firma il Concordato con la Santa Sede, con il quale riconosce la religione cattolica come religione di maggioranza e, con il Concordato, si assiste a un consolidamento del carattere autoritario del nuovo sistema scolastico.
Nel 1802 viene istituita l'istruzione obbligatoria e gratuita, distinta in vari gradi.
Nel 1806 vengono creati i licei per la preparazione dei maestri elementari e nel 1808 viene fondata l'École Normale Supérieure per la preparazione dei professori delle scuole secondarie.
In Italia
In Italia, suddivisa in vari Stati, la situazione varia da Stato a Stato ma, comunque, dappertutto si abbandona l'idea illuministica e rivoluzionaria di un'educazione universale, per tornare all'idea antica di una scuola caratterizzata da molto indottrinamento e poca alfabetizzazione: l'istruzione viene finalizzata alla sola catechizzazione; non si insegna né a leggere né a scrivere, se non eccezionalmente.
L'istruzione viene finalizzata al solo apprendistato; molti istituti acquistano una funzione didattica nella formazione di artigiani e di operai.
Nel 1811 viene fondata, sul modello dell'École Normale Supérieure di Parigi, la Scuola Normale Superiore a Pisa per la formazione degli insegnanti di scienze e di lettere, sebbene riservata a pochissimi.
Nel 1812 a Milano viene emanato un documento, "Istruzioni per le scuole elementari", nel quale si stabilisce di insegnare la religione, l'amore per il re e l'amore per la patria.
Nel documento si ordina di sostituire le punizioni corporali delle percosse, ma si instaura, nel contempo, una nuova serie di punizioni come ad esempio la trascrizione, molte volte, di lezioni e di correzioni, il restare in ginocchio in mezzo alla scuola, lo stare seduti in un banco separato e l'istituzione del "libro nero" per i cattivi e del "libro d'oro" per i buoni.
8.2 L'Educazione del popolo
Da pag. 190 a pag. 192
Nel corso del 1800 in Italia molti autori si indirizzano alla formazione di bambini poveri e adulti di campagna, ma lo fanno perché indotti da una forma di carità cristiana, più che dalle Istituzioni.
Tra questi ricordiamo Cesare Cantù e Carlo Ravizza.
Cesare Cantù
Scrive "Il giovane drizzato alla bontà, al sapere, all'industria" e "Carlambrogio da Montevecchia. Libro popolare".
Scritti entrambi in un linguaggio molto semplice, i due libri forniscono consigli, e vengono letti ad alta voce per un popolo che non sa leggere.
Protagonista del primo libro è Omobono; del secondo è Carlambrogio, maestri di vita e di comportamento.
Da "Carlambrogio da Montevecchia. Libro popolare", pubblicato a Milano nel 1838
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Carlo Ravizza
E' l'autore di "Un curato di campagna. Schizzi morali", pubblicato a Milano nel 1841.
Protagonista è un parroco di un paesino della Brianza, ritratto come educatore ideale essendo, la figura del prete, la più adatta a educare il popolo sia dal pulpito sia per strada.
In questo periodo vengono pubblicati anche molti "Almanacchi" all'inizio di ogni anno: riportano consigli di igiene, racconti e informazioni per l'agricoltura, brevi nozioni giuridiche.
Digressione ...
Un esempio di Almanacco, ma televisivo, è il programma trasmesso su Rai 1 dal 1976 al 1994.
La trasmissione andava in onda tutti i giorni dal lunedì al sabato alle ore 19:35 (e in un orario diverso dall'autunno del 1992 al febbraio del 1994) ed era seguita da "Che tempo fa";
Il contenuto
Ogni giorno l'Almanacco si apriva con l'indicazione dell'orario in cui il sole sarebbe sorto e tramontato, e la luna si sarebbe levata e sarebbe calata, il giorno successivo.
Seguiva una breve biografia del Santo del giorno, con le immagini dei mesi alle spalle della conduttrice.
Successivamente, si entrava nel corpus della rubrica "Domani avvenne", con filmati storici dedicati a un fatto accaduto in passato nel giorno dopo.
A seguire, andavano in onda rubriche quotidiane di vario argomento:
"La cucina", "Le erbe", "Fatelo da voi", "Le piante e i fiori", "Dalla parte degli animali" e, più recentemente: "Le pietre raccontano", "Vecchio e antico", "Conosciamo l'italiano?" in seguito sostituito dalla rubrica "Effetto Terra"; e "Le buone maniere di ieri e di oggi", "La fiera delle vanità".
Ulteriori rubriche:
"Saggezza dagli antichi erbari", "Matita rossa e blu", "Noi e l'italiano".
Nell'ottobre del 1991 le rubriche dell'Almanacco cambiarono l'ordine di presentazione, creando confusione. Seguiva quindi uno spezzone di cartoni animati italiani o stranieri dal titolo "C'era una volta...", con Braccio Di Ferro, Tom & Jerry, Betty Boop, la Linea o i personaggi di Mordillo.
La trasmissione veniva conclusa ogni sera da una citazione d'autore affidata a noti speaker della RAI, alla quale si accompagnava la sigla di coda.
Dal 1984 al 1987 vennero introdotti brevi flash pubblicitari tra una rubrica e l'altra.
Dall'inizio del 1988 fino alla metà del 1990, dopo la rubrica "Domani avvenne" fu collocato l'inserto scientifico "Pillole di Quark": commento da parte di Piero Angela a un tema scientifico alla cui spiegazione contribuivano disegni animati.
Link VIDEO DI 45 sec., ALMANACCO DEL 1977 Link VIDEO 3 MIN. ALMANACCO 1984 Link VIDEO DI 8 MIN. ALMANACCO DEL 1990
Nell'area lombarda, agli inizi del 1800, inizia a svilupparsi l'idea, da parte di alcuni proprietari terrieri, di istruire i contadini sulle tecniche moderne dell'agricoltura.
Nelle campagne nascono iniziative private cattoliche per l'istruzione popolare, come i "Fratelli delle scuole cristiane" e le "Suore di Carità" con gli asili e le scuole femminili. Ma nascono anche, in Toscana, iniziative ad opera di laici, come i "Signori di campagna" o gli "Aristocratici filantropi laici" che avviano sperimentazioni educative all'interno delle loro proprietà: per una buona preparazione di fattori e contadini, per migliorare la gestione dei poderi e la vita della gente.
8.3 Sperimentazioni educative per bambini e per ragazzi: FROEBEL, PESTALOZZI, AGAZZI
Da pag. 192 a pag. 193
8.4 PESTALOZZI
Da pag. 194 a pag. 195 + parte di 8.3

VITA E OPERE
Heinrich Pestalozzi nasce a Zurigo nel 1746 da una famiglia protestante di origini italiane, emigrata in Svizzera nel 1620 durante il "Sacro macello della Valtellina", un massacro durante il quale, nella notte tra il 19 e il 20 luglio del 1620, un gruppo di fanatici cattolici aveva ucciso circa 500 persone di fede protestante. Molti erano riusciti a fuggire in Svizzera, tra cui la famiglia Pestalozzi.
Rimane orfano di padre a soli sei anni e viene allevato, insieme ai suoi fratelli, dalla madre e da una governante.
Studia al Collegium Carolinum di Zurigo, nella speranza di intraprendere la carriera ecclesiastica; tuttavia l'influsso della Società Patriottica, alla quale si iscrive nel frattempo, lo persuade a lasciare gli studi teologici per dedicarsi a quelli di giurisprudenza.
Si dedica alla lettura di Rousseau, "L'Emilio".
Si sposa con Anne Schulthess, con la quale condivide molte esperienze: con lei fonda, nel 1768, subito dopo il matrimonio, l'azienda agricola di Neuhof, acquistata con lo scopo di istituirvi una scuola per ragazzi poveri, in cui raccogliere i ragazzi dediti all'accattonaggio o sfruttati nei lavori dei campi, ma l'esperimento si rivela un'impresa disastrosa, dopo circa dieci anni, a causa dei debiti; altrettanto scarso successo ha il tentativo di trasformare Neuhof in una colonia per bambini abbandonati.
E' un periodo in cui scrive diverse opere, meditando intorno alle più importanti questioni educative e sociali, come il disinteresse dei governi per la povertà, la crisi della famiglia, la prostituzione, la durezza delle condizioni di lavoro e l'infanticidio.
Dopo alcuni anni segnati da malattie e depressione, a Stans gli viene affidata la responsabilità di un orfanotrofio. Qui Pestalozzi sperimenta il "mutuo insegnamento": "i fanciulli insegnano ai fanciulli", "i fanciulli imparano volentieri dai fanciulli".
Dopo sei mesi l'orfanotrofio di Stans viene chiuso per motivi bellici.
Pestalozzi va a fare il maestro in Svizzera, a Burgdorf, dove fonda una scuola popolare nel castello della città con l'aiuto della moglie e di Hermann Krüsi.
E' il periodo in cui elabora un metodo che esprime nelle due opere "Come Gertrude istruisce i suoi figli" e "L'ABC dell'intuizione".
Grazie a questa scuola, le sue idee ottengono fama in tutta Europa, ma nel 1803 il governo di Berna sopprime i finanziamenti.
Si trasferisce dapprima a Münchenbuchsee, in Svizzera, e poi nel 1805 a Yverdon, dove fonda una scuola-convitto che durerà un ventennio nella quale arriverà ad ospitare 150 alunni di nazionalità diverse e dove si insegneranno due lingue: francese e tedesco.
L'istituto diventa celebre in tutta Europa perché frequentato dai figli delle famiglie più ricche: è visitato da personaggi illustri come Fichte, Johann Herbart, Madame de Staël, Gino Capponi e Fröbel, che vi insegnerà per un breve periodo.
Poiché l’istituto era diventato celebre soprattutto perché frequentato dai figli delle famiglie più ricche, Pestalozzi crea una nuova scuola per i poveri.
In contemporanea una commissione ufficiale diretta da Padre Girard visita l’istituto e redige un rapporto su di esso; il rapporto, generalmente favorevole, mette in luce alcuni difetti: tra Pestalozzi e i suoi collaboratori si accendono polemiche; la fama dell’istituto viene compromessa.
Un anno dopo l’istituto di Yverdon e quello dei poveri vengono unificati.
Ma le liti e le polemiche purtroppo continuano, e nel 1824 la scuola viene chiusa.
Pestalozzi si ritira a Neuhof dove scrive: "I miei destini" e "Il canto del cigno", la sua autobiografia, in cui elogia le esperienze maturate a Neuhof, Stans e Burgdof, mentre critica quelle a Yverdon.
Muore a Brugg, in Svizzera, nel 1827.
Le sue opere più importanti:
Leonardo e Gertrude
L'ABC del'intuizione
Il libro delle madri
Madre e figlio
Canto del cigno.
"Leonardo e Gertrude", è un'opera pubblicata in quattro volumi tra il 1781 e il 1787: la figura principale è quella di Gertrude, madre di sette figli che non si piega alle avversità della vita.
Secondo Pestalozzi le madri sono le prime educatrici. Il loro compito deve essere proseguito dalle maestre.
Nel libro "Madre e figlio" dà consigli alle madri che devono mostrare ai loro figli gli aspetti della vita, con delicatezza e attenzione.
L'IDEALE EDUCATIVO DI PESTALOZZI
Secondo Pestalozzi è necessario cominciare l'educazione fin dalla nascita perché le basi più semplici condizionano tutto il resto della vita.
Abituato, fin da piccolo, a visitare i poveri contadini con il nonno pastore, avverte il desiderio, fin dalla fanciullezza, di sollevare le condizioni delle classi popolari.
Si preoccupa, così, di fornire ai ragazzi quelle prime abilità di movimento e d’utilizzazione delle proprie membra richieste dal lavoro agricolo e da quello industriale.
All’educazione scolastica egli rimprovera di preoccuparsi solo dell’istruzione e non dell’educazione fisica:
La preparazione al lavoro deve basarsi sul corretto esercizio di certe attitudini di forza, di destrezza e resistenza, attraverso giochi di gruppo, passeggiate, nuoto e slitta, attuata con le attività elementari del battere, dello spingere, portare, trascinare.
I ragazzi appena avviati al lavoro non devono essere sottoposti a fatiche eccessive, perché il lavoro deve elevare spiritualmente e non abbrutire.
Secondo Pestalozzi, infatti, il lavoro materiale dovrebbe potersi conciliare con le esigenze dello spirito, per poter giungere a un miglioramento della società.
Pestalozzi crede nella possibilità di attenuare lo sfruttamento del lavoratore, specie del minore, e trasformarlo in un uomo consapevole.
Attribuisce molta importanza all'intuizione:
Nel bambino la forza dell’intelletto si manifesta con l'intuizione. Compito dell’educazione è fare in modo che passi dalle intuizioni confuse ai concetti chiari, mediante l’individuazione di tre elementi: il numero, la forma, il nome.
Attraverso l’aritmetica si possono attingere i rapporti numerici;
Con la geometria e il disegno si raggiunge la forma del reale;
Attraverso il linguaggio si esprime la denominazione precisa degli oggetti e gli aspetti qualitativi.
Il metodo intuitivo di Pestalozzi differisce da quello di qualunque altro pedagogista.
Vi è, infatti, un primo grado d’intuizione, che è la presenza della cosa nella mente, ma l’intuizione vera e propria sarebbe il punto d’arrivo di un processo di materializzazione della realtà, per coglierne elementi astratti.
Pestalozzi parla anche di insegnamento elementare: esso consiste nel rendere i fanciulli buoni osservatori,e capaci di esprimere con un linguaggio appropriato quanto osservato; questa è la premessa d’ogni più approfondita scienza che in futuro essi possano apprendere.
Per quanto riguarda l’insegnamento linguistico Pestalozzi usa il metodo fonico-sillabico (pronuncia del suono delle lettere appoggiate ad una vocale es. ba, be, aggiungendo via via altri suoni es. bac, bec), evitando il metodo alfabetico (far distinguere e chiamare per nome le lettere partendo da un testo qualsiasi).
Leggere insieme da 200 a pag. 201, due lettere sull'amore delle madri verso i figli, tratte da "Madre e figlio. L'educazione dei bambini", di Pestalozzi.
FRIEDRICH FROEBEL
Da pag. 196 a pag. 197
VITA E OPERE
Friedrich Froebel nasce in Germania, nella confederazione della Turingia, nel 1782.
Rimane orfano di madre a soli 9 mesi; vive affidato alle sole cure paterne fino all'età di 3 anni, epoca in cui il padre si risposa. Non amato dalla matrigna, viene affidato alle cure di uno zio materno che, pastore protestante come il padre, gli impartisce un'educazione religiosa.
Si iscrive a una scuola di apprendistato forestale. Successivamente si iscrive all'università di Jena dove studia materie scientifiche.
Costretto a lavorare a causa delle scarse situazioni economiche familiari, nel 1805 entra come maestro nella scuola di Francoforte e poi a Yverdon nella scuola di Pestalozzi.
Nel 1810 comincia a lavorare come precettore nella famiglia del barone von Holzhausen, per i suoi tre figli. Qui conosce la signora Holzhausen, donna di cultura elevata, più vecchia di lui di sette anni, con la quale, oltre a intrattenere rapporti di studio relativi all'educazione dei fanciulli, pare inizi una relazione amorosa.
Fonda sette istituti di educazione:
- il primo nel 1814, che chiude subito dopo la sua apertura;
- il secondo nel 1831 in Svizzera;
- il terzo nel 1834 per la formazione dei maestri;
- il quarto nel 1834 per bambini molto piccoli, che sarà il primo passo del futuro "Giardino d'infanzia";
- il quinto nel 1840 a Blankenburg (Germania) chiamato il "Giardino d'infanzia";
- il sesto nel 1850 nel castello di Marienthal, un nuovo "Giardino d'infanzia" che diviene anche un modello da seguire;
- il settimo, sempre nel 1850 nel castello di Marienthal (Germania): un Istituto per "Maestre giardiniere".
Muore all'età di 70 anni nel 1852.
OPERE PRINCIPALI
- "L'Educazione dell'uomo" nel 1826;
- "La teoria del gioco";
- "Carezze materne".
LE IDEE PEDAGOGICHE
E' il primo studioso che si occupa dell'educazione della prima infanzia, trascurata nei secoli precedenti, anche se, nel nel 1816, un ingegnere industriale, Robert Owen, aveva creato, per i figli degli operai della sua fabbrica tessile di New Lanark in Scozia, un asilo infantile.
Partendo dagli studi di Rousseau e di Pestalozzi, Froebel elabora una pedagogia aperta al gioco, al giardinaggio, il disegno, al canto, alla lettura di fiabe e alla creatività.
E' definito il "pedagogista del Romanticismo" perché il suo pensiero è caratterizzato dalla presenza di aspetti romantici: il sentimento e la natura.
Vede Dio fortemente presente nella natura e nell'uomo: Dio si manifesta internamente allo spirito dell'uomo ed esternamente attraverso la natura.
Gli alberi crescono protendendosi verso l'alto, così lo spirito dell'uomo protende verso Dio.
Inoltre, l'uomo è fondamentalmente buono e buoni sono, in particolar modo, i bambini.
Distingue tre tappe dello sviluppo del bambino:
- Periodo del lattante, incentrato sullo sviluppo fisico;
- Infanzia, durante la quale gli educatori devono promuovere attività ludiche e linguistiche;
- La fanciullezza, incentrata sull'apprendimento.
Il vero educatore è quello che riesce ad avere un duplice atteggiamento:
saper concedere e saper proibire, saper essere attivo e saper essere passivo, saper dare indicazione e saper assecondare.
Allo stesso tempo, anche lo scolaro deve imparare ad avere questo duplice atteggiamento.
IL GIARDINO D'INFANZIA
Froebel utilizza i termini "Il Giardino d'infanzia" per indicare una metafora: "i bambini sono come fiori delicati da coltivare".
Nello stesso tempo, il Giardino d'infanzia o Kindergarten è uno spazio concreto e reale, è un'area verde dove la natura offre la tavolozza delle sue stagioni.
E' un luogo attrezzato dove i bambini stanno insieme per il gioco, il lavoro infantile, il canto, la lettura delle fiabe, la creatività e le attività di gruppo organizzate dalla "Maestra Giardiniera".
Una parte del giardino deve essere coltivata dalla comunità e una parte distribuita ai singoli alunni perché il giardinaggio è un mezzo per conoscere la natura.
Il bambino deve imparare a calarsi nel mondo-natura, conoscerlo e dominarlo.
I DONI DI FROEBEL


Froebel inventa una serie di oggetti, i "doni", che riproducono le forme geometriche più elementari, con i quali i bambini devono giocare:
- una palla di stoffa, perché la sfera è una forma perfetta;
- la sfera, il cubo e il cilindro: la sfera mette in evidenza l'instabilità, il cubo la stabilità mentre il cilindro sintetizza le due forme;
- un cubo diviso in otto cubetti, per favorire le idee di divisione e somiglianza, e per suscitare il desiderio di dividere e ricostruire;
- un cubo diviso orizzontalmente in mattoni, per l'idea di lunghezza, larghezza, altezza e spessore;
- un cubo diviso in ventisette cubetti, per suscitare l'idea delle diagonali e delle frazioni;
- un cubo diviso orizzontalmente in ventisette mattoni, per rafforzare tutte le idee acquisite.
Leggere insieme da 201 a pag. 202 "L'importanza del gioco", brano tratto da "L'educazione dell'uomo e altri scritti", di Froebel.
Leggere anche a pag. 208 "Giocare bene per crescere bene" e rianalizzare l'alternanza scuola lavoro svolta nella scuola elementare di via Pescara
FERRANTE APORTI
Da pag. 198 a pag. 199 e pag. 193

Il 22 febbraio 2018 le studentesse A. D'A. e A. T. a.s. 2017/2018, hanno presentato alla classe Aporti, in PowerPoint riportato in fondo alla pagina
Ferrante Aporti nasce nel 1791 in provincia di Mantova, a San Martino dall'Argine, un paese tra Mantova e Cremona, da una famiglia borghese: il padre è avvocato.
Primo di sei fratelli, viene avviato alla carriera ecclesiastica: nel 1804 entra nel seminario di Cremona e nel 1815, a 24 anni, riceve gli ordini sacerdotali.
Aporti ha, con il suo paese, un legame molto stretto: è il paese della sua famiglia e della sua comunità. Vi trascorre l'infanzia e la prima giovinezza fino all'età di tredici anni. Poi, pur risiedendovi pochissimo, vi rimane a stretto contatto quanto vi abitano la madre, la sorella e il fratello minore, Fermo, con la sua famiglia. Dopo la morte del padre, inoltre, è lui in persona a gestire il patrimonio familiare.
Nel 1816 viene inviato a Vienna a studiare pedagogia ma nel 1819, per motivi politico-religiosi, abbandona gli studi e torna a Cremona dove gli affidano la cattedra di "Storia ecclesiastica ed esegesi biblica" presso il seminario e, poco dopo, diviene direttore delle scuole elementari della città.
Nel 1828 fonda, a Cremona, il primo asilo d'infanzia, per bambini da due a sei anni, a pagamento. Nel 1831 ne apre un altro, ma gratuito. L'iniziativa si diffonde in pochi anni in Lombardia, Toscana, Veneto ed Emilia.
Nel 1834 apre, a San Martino dall'Argine, la prima scuola infantile rurale.
Nel 1844 viene invitato a ricoprire la cattedra di "Metodica" all'Università di Torino.
Nello stesso anno apre, a San Martino dall'Argine, il primo Istituto tecnico agrario e contribuisce al progetto di una nuova chiesa parrocchiale, mettendo a disposizione numerosi libri.
Nel 1848 si espone politicamente: chiede a Carlo Alberto di intervenire nella guerra d'indipendenza. Al rientro degli austriaci a Cremona, quindi, è costretto a fuggire a Torino con la famiglia.
Viene candidato per le elezioni della carica di arcivescovo a Genova.
Il governo sabaudo lo nomina senatore.
Muore a Torino nel 1858 all'età di 67 anni.
Opere più importanti e teorie pedagogiche
Ferrante Aporti è innanzitutto uno studioso di teologia e storia: tra il 1826 e il 1828 pubblica a Cremona i suoi studi teologici, in tre volumi dal titolo "Interpretazione", con illustrazioni e commenti dei Vangeli di tutte le domeniche e le feste principali dell'anno.
Come storico invece pubblica, tra il 1835 e il 1837, le "Memorie di storia ecclesiastica cremonese". Inizia anche la stesura delle "Memorie storiche di San Martino dall'Argine", opera rimasta incompiuta, e nata per tre motivi: il legame profondo verso il paese natale, l'affetto verso la comunità di cui si sente parte, e l'indicazione di un modello nuovo di società in cui, alla lotta violenta, egli propone uno scambio franco e leale di opinioni, realizzabile solo sconfiggendo l'ignoranza e dotando la società di strumenti civili, per riconoscersi in un'unica identità nazionale e agire per il progresso del proprio territorio. Lo strumento principale per realizzare questi obbiettivi è l'educazione impartita attraverso le scuole, gli asili e le biblioteche.
L'identità nazionale, secondo Aporti, va costruita su contenuti riconosciuti e condivisi da tutti, ovvero sui valori morali cristiani, sull'esempio di uomini illustri, e sulla pratica scientifica.
A questi contenuti tutti i cittadini vanno educati attraverso l'apprendimento della lingua italiana e l'approfondita conoscenza del proprio territorio, della propria gente e della propria storia.
All'Aporti storico e teologo si affianca l'impegno dell'Aporti come educatore.
Nel 1833 scrive il "Manuale di educazione e di ammaestramento per le scuole infantili": pensa finalità, contenuti e metodi educativi, li diffonde come studioso e li attua come insegnante; inventa un nuovo sistema scolastico, l'asilo, e lo realizza sul territorio; incoraggia e cura personalmente la formazione degli insegnanti; promuove l'apertura di nuove scuole e le gestisce operativamente.
L'asilo

Come accennato sopra, nel 1828 fonda, a Cremona, il primo asilo d'infanzia, per bambini dai due ai sei anni, a pagamento, per i figli di famiglie agiate.
Egli si ispira agli asili istituiti nel 1816 dall'ingegnere industriale Robert Owen per i figli degli operai della sua fabbrica tessile in Scozia.
Successivamente, comprende l'importanza e la necessità di aprire un asilo per i bambini delle famiglie povere, in modo da interrompere l'abitudine di lasciarli per strada o nelle "sale di ricovero" come quella della marchesa di Barolo: grandi ambienti al chiuso dove i bambini erano lasciati dalle mamme e dove erano obbligati a stare seduti immobili per ore e ore.
A questo tipo di custodia Aporti sostituisce una forma di asilo nella quale vengono impartite educazione e istruzione: i primi rudimenti di scrittura, lettura e matematica, nonché attività manuali e canti. Così, nel 1831 apre un nuovo asilo, sempre a Cremona, ma gratuito. L'iniziativa si diffonde in pochi anni in Lombardia, Toscana, Veneto ed Emilia.
Il 20 giugno del 1834 apre, a San Martino dall'Argine, la prima scuola infantile rurale.
L'asilo diviene il luogo in cui si concretizza il suo ideale educativo: è un servizio gratuito e aperto ai bambini di ogni ceto; è inoltre luogo di incontro e confronto di tutta la comunità cittadina, chiamata a sostenerlo con denaro e prestazioni di lavoro.
Ne teorizza i fondamenti nel suo "Manuale di educazione e di ammaestramenti per le scuole infantili", in cui elabora un programma sistematico di lezioni di ispirazione cristiana all'avanguardia, con riferimenti a diversi modelli educativi, citando Locke, brani della Bibbia, le Lettere di San Paolo e le Massime di Giovenale.
Nel Manuale dà suggerimenti concreti: non dare cattivi esempi, non avere un atteggiamento sempre severo, e non dare nemmeno continui premi o punizioni. L'atteggiamento migliore è quello equilibrato.
I luoghi aportiani a San Martino dall'Argine
La casa natale è al n. 45 di via Garibaldi. La lapide di marmo accanto alla porta d'ingresso è stata collocata dal Comune nel 1891, in occasione del primo centenario dalla nascita.
Invece, sulla vicina piazza, dedicata ad Aporti, c'è la casa degli Aporti, abitata dalla famiglia dal 1807 fino alla morte dell'ultimo erede avvenuta nel 1928: è un palazzetto a tre piani con facciata in stile neoclassico e stella a otto punte al centro del timpano. La parte destra della facciata è stata riadattata a metà Ottocento, per volontà di Ferrante Aporti, allo scopo di creare una simmetria con la parte sinistra.

Casa natale Casa della famiglia Aporti dal 1807 al 1928
Leggere insieme da 203 a pag. 204, "Che cos'è la scuola infantile di carità", brano tratto dal "Manuale di educazione e ammaestramento per le scuole infantili", di Aporti.
Lavori presentati dagli studenti nell'a.s. 2017/2018
Aporti, a cura delle studentesse A. D'A. e A. T. C a.s. 2017/201: PowerPoint presentato il 19 aprile 2018